Mare Nostrum? Il racconto di una mamma migrante al suo bambino

Vieni, piccolo mio. Avvicinati, voglio raccontarti una cosa.

La mamma e il papà hanno raccolto i soldi, possiamo partire.

Sì, cucciolo, partiremo fra qualche giorno. Raccogli le tue cose, andremo via di qui.

Dovremo coprirci bene, fa molto freddo lassù. Dove? Sul gommone, tesoro. Il gommone, sì.

Sarà il nostro mezzo di trasporto. E’ come una barca. Una barca morbidissima che ci porterà lontano da qui.

Da questo niente, da questa fame. Da questa merda. Scusa, amore mio, ho detto una parolaccia.

Ma la nostra vita assomiglia proprio a una grande cacca, adesso.

Non è colpa nostra, né tua. Siamo soltanto  nati nella parte sbagliata della terra.

Però, ascoltami bene, tesoro mio, domani non sarà più così. Navigheremo verso la libertà. Vedrai.

Sarà bellissimo.

E quando arriveremo nella parte giusta della terra la mamma ti comprerà quel trenino che desideri tanto. E anche un lecca lecca.

Ci sarà tanta gente sul gommone. Saremo accalcati. Non ci sarà un bell’odore. Ci batterà forte il cuore.

Forse qualcuno ci urlerà dietro, ci spingerà. Non importa. Perché mamma e papà ti proteggeranno. Ci daremo la mano. Sempre, durante il nostro viaggio.

Io ti abbraccerò.

Ti terrò stretto stretto a me, come quando fai i brutti sogni e mi chiami la notte.

E anche quando le onde saranno alte dei metri, tu non dovrai avere paura. Non dovrai piangere. Mai.

Perché tu sei grande e sei forte e quando scenderemo da quel gommone saremo felici.

Sorrideremo insieme. E ci costruiremo una nuova vita.

Vieni qui, piccolo mio. Abbracciami.

Domani sta per arrivare.

E mamma e papà ti daranno un futuro migliore.
Per sempre

(Figlio mio, quello che ti sto raccontando te lo racconto con il groppo in gola. Cerco di sorridere, di rendertela una bella favola, ma questa faccenda è una vera schifezza. E tu, forse, l’hai capito, anche se fai finta di niente. Ho una paura fottuta. Ho paura di morire, o che tu possa morire. E quando ci penso mi viene il vomito. Abbiamo raccolto i soldi per partire, per cercare di arrivare in Italia. Da lì… Chissà… Certo, nessuno ci sta aspettando, nessuno ci vuole. Per loro siamo siamo come dei topi sporchi. Qualcuno spera, persino, che finiamo tutti in mare. Cancellati, invisibili. Annullati. Gli abbiamo dato tutto, agli scafisti: i nostri soldi e il nostro passato, insieme alla nostra speranza. Speriamo di farla franca. Speriamo di arrivare sani e salvi. Speriamo di non finire in mare. Di non annegare. E se anche così dovesse essere, mamma e papà faranno di tutto per fare arrivare almeno te dall’altra parte. Per darti un futuro migliore. Per strapparti da tutta questa povertà, da questa schiavitù, da questa morte. Da questo freddo. Per farti vivere il nostro sogno di libertà…)


5 risposte a "Mare Nostrum? Il racconto di una mamma migrante al suo bambino"

  1. mia figlia era piccola quando ci fu l’assedio di Sarajevo. Ogni sera, mettendola a letto pensavo a tutte quelle mamme che stavano lottando per salvare i loro bambini, che avrebbero dato la loro vita per farli scappare da quell’ inferno e ringraziavo di avere la fortuna di poter rimboccare le coperte alla mia bambina che dormiva al sicuro. Ancora oggi, quando vedo o leggo storie di mamme e di bambini nei luoghi di guerra, che affrontano la paura e i disagi della fuga e che a volte non ce la fanno, rivedo il viso di Margherita bambina. E capisco di avere avuto tanto dalla vita.

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  2. In questi giorni girano in Fb foto di una bimba morta annegata….Non posso guardarla. Non posso pensare a quei genitori che l’ha messa su quel barcone per darle una vita migliore e invece…
    Non posso, mi si stringe il cuore.

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