Ho già raccontato qui di come il mio primo parto sia avvenuto in maniera improvvisa e di quanto si sia svolto in un modo del tutto inaspettato rispetto a ciò che il mio ginecologo avesse inizialmente prospettato. In quella occasione non ho avuto assolutamente modo né tempo per prepararmi psicologicamente a un parto naturale. E forse, alla fine, è stato meglio così.

Con la seconda gravidanza, doppia come ormai sapete, invece, un po’ di tempo in più per prepararmi all’evento l’ho avuto. Dico “un po’ di tempo in più” perchè fino all’ultimo la Chicchi ha continuato a girarsi e rigirarsi nella mia pancia e condizione imprescindibile per un parto naturale in caso di gravidanza gemellare è proprio la presentazione cefalica di entrambi i bambini al momento del parto. Quindi fino a pochissimi giorni prima del parto non ero del tutto sicura che il cesareo fosse escluso.

Durante l’ultimissima ecografia, quando ormai la data dell’induzione era già programmata e finalmente Chicchi si era decisa a mettersi a testa in giù, la mia ginecologa mi ha invitata a preparare una compilation da parto. Io, che fino a quel momento avevo sentito parlare più che altro di musica da party,  l’ho guardata perplessa. Poi, mi sono ricordata di aver letto da qualche parte che la musica ascoltata durante il parto può rilassare, accompagnare e persino sedare (anche se minimamente) il dolore. Mi sono ricordata che, in effetti, quando è nata Dudi in sala parto c’era la musica in filodiffusione  e il mio consorte aveva chiesto che la musica country diffusa in quel momento fosse sostituita con della musica classica.

Nel raccontare quest’ultimo aneddoto alla mia doc, noto sul volto di lei uno strano sorriso, mentre muove il capo leggermente da sinistra a destra in segno di disapprovazione. Mi dice che non è detto che la musica classica favorisca un vissuto positivo durante il parto. Che magari io non avrei avuto bisogno di rilassarmi, bensì di caricarmi. E che, quindi, quel che dovevo fare era preparare una compilation della musica che amavo davvero. Ma più “vitaminica” che rilassante.

Benissimo. Tornata a casa ho scaricato dal mio pc tutti quei brani della musica che più amavo che mi davano la carica e che pensavo mi sarebbe piaciuto ascoltare mentre avrei dato alla luce i miei bambini.

La compilation includeva pezzi davvero eterogenei, che spaziavano dai Doors a Ivan Graziani, dai Beach Boys ad Alanis Morissette, dai Radiohead a Manu Chao. Un’accozzaglia di canzoni che neanche una mente contorta avrebbe potuto abbinare o mettere insieme!

Comunque, devo dire che il consiglio della mia ginecologa è stato proficuo. Ho affrontato quasi tutto il travaglio con gli occhi chiusi, lasciandomi trasportare dalle note che giungevano alle mie orecchie e che, oltre a darmi la carica, suscitavano in me ricordi intensi e positivi. Ricordo perfettamente che, alle volte, mi sono ritrovata persino a battere il piede a tempo sul lettino o a canticchiare (poche sillabe, per la verità) piccole parti di canzoni. A un certo punto ho beccato quell’angelo dell’ostetrica che mi ha seguita durante il travaglio (ciao Ritaaaaa!) muovere il capo a ritmo sussurrando “Non sono una signora…”. Già, perché nella mia personalissima compilation da parto figurava anche la canzone della Bertè!

Non ricordo esattamente quale fosse la canzone con cui Paco, il primo ad uscire, sia venuto al mondo, però mi piace pensare che sia nato sulle note di Break on Through (To the Other Side) dei Doors.

Mai canzone fu più azzeccata… “Apriti un varco dall’altra parte” sembra quasi un inno alla nascita!

 

 

Annunci