Succede che ogni tanto la Mamma Lavoratrice debba andare anche in trasferta.

Può essere che la povera tapina sia già quotidianamente una Mamma Lavoratrice Pendolare e quindi già avvezza agli spostamenti, alle corse, alla rincorsa verso un treno che sta per perdere e quant’altro. Questa condizione, naturalmente, altro non è che un valore aggiunto in caso di trasferta, poiché la MLP è facilitata rispetto alla Mamma Lavoratrice (qui denominata ML), quindi reagirà con meno stress e molta più elasticità a quegli incidenti di percorso che quel giorno potrebbero frapporsi sul suo tragitto.

Notoriamente la trasferta avviene in treno, verso un altro luogo di lavoro che si trova in una città più o meno distante dalla sua abituale sede di lavoro.

La giornata di trasferta per la ML in realtà inizia ben prima della sua partenza (e per questo motivo le aziende, per i soggetti MAMME, dovrebbero calcolarla come doppia giornata lavorativa). Infatti, il giorno prima la ML deve preparare l’occorrente affinché l’indomani per i suoi piccoli, ma anche per il suo consorte, sia una giornata tutto sommato normale. Organizza così incastri pazzeschi con nonni che partono da ogni luogo della terra per andare a ritirare i piccoli al nido o a scuola, amichetti che invitano i bimbi a casa loro per almeno qualche ora, coinvolge le insegnanti affinché sappiano che quel giorno la mamma non c’è e che i bambini potrebbero essere ritirati da nonni, baby sitter o perfetti estranei reclutati in emergenza.

La sera precedente alla trasferta la ML deve preparare la colazione per tutti, perché lei dovrà uscire di casa prima degli altri, e predisporre vestiti e abbinamenti per i suoi piccoli, preparare i suoi vestiti considerando che l’indomani sarà una giornata impegnativa e probabilmente suderà parecchio, mettere in borsa chewing gum per evitare l’alitosi o da offrire a qualcuno che l’alitosi ce l’ha già, ricordarsi i biglietti del treno, il pc portatile, il caricabatterie del telefono, segnarsi su un fogliettino a parte il codice di prenotazione di Trenitalia qualora perdesse il cellulare, il biglietto o, peggio ancora, la borsa.

La mattina, la ML partirà da casa prima dell’alba, scongiurando la tragedia della macchina con la batteria scarica o della giornata di pioggia battente. Arriverà in stazione e spenderà, ancora prima di partire, il 70% dei suoi averi acquistando cianfrusaglie da portare la sera ai suoi bambini che si sa, quando la mamma va in trasferta deve sempre portare un regalino.

Si fermerà a far colazione con cappuccio e brioche prima di salire sul treno. Certo, perché alla fine, per paura di perdere il treno, è arrivata in stazione con mezz’ora di anticipo.

Quando, finalmente, la ML si trova seduta sul treno, comincia a rilassarsi. La sua azienda le paga il biglietto in prima classe, che certamente non è la sua condizione di viaggio abituale. Così, la ML gode per una volta di tutti i privilegi del caso: quotidiano, snack, bevanda calda o fredda, salviettina umidificata (che mette sempre in borsa per usarla in un secondo momento). Ogni volta, quando passa lo stewart chiedendo: “Desidera qualcosa da bere, signora?”, lei risponde seria: “Un whiskey, per favore”, giusto per vedere l’effetto che fa. (Finora nessuno stewart ha reagito con ilarità, e l’unica a ridere, ogni volta, è solo lei).

Terminata la pausa – ristoro sul treno, la ML è pronta a rilassarsi e comincia a reclinare il capo all’indietro, giusto per dedicarsi a esercizi di meditazione o di recupero del sonno perduto. Ma, in quel momento, puntualmente, cominciano ad arrivare sms, squilli e messaggi Whatsapp del capo o del collega che desiderano sapere se la ML sta arrivando a destinazione o se, almeno, è partita da casa.

A quel punto la ML ha perso la concentrazione e dà una sbirciatina a Facebook, risponde al primo sms, ridacchia fra sé e sé, finché non arriva il momento di scendere dal treno, che è giunto a destinazione. L’obiettivo della trasferta si avvicina e la ML , entrata in azienda, si ritrova fagocitata in mille incontri di lavoro, riunioni, meeting, intervallati soltanto da pochi minuti di spensieratezza in cui la ML notoriamente, mostra a tutti le foto dei suoi bambini sullo smartphone.

Le giornate di trasferta sono come il maiale: non bisogna buttare via nulla. Pertanto, ogni singolo istante deve essere ottimizzato. Insomma, sei in trasferta, non è mica una giornata di vacanza. Quindi, niente pause, niente caffè, occorre seguire progetti, scrivere mail, preparare presentazioni. Se tutto va bene, la ML mangerà un tozzo di pane solo quando si ritroverà in stazione di nuovo, per il rientro a casa.

Se non crolla sul sedile sfinita, la ML si ritrova ancora a lavorare durante il tragitto del ritorno. Un sms al capo per aggiornarlo sull’ultima riunione, una telefonata al collega che, per mancanza di tempo, non è riuscita a incontrare… E una telefonata anche a casa, per sentire se tutto sta andando bene.

Quando finalmente arriva a casa, la ML si rende conto che la giornata è stata infinita, che ha fatto mille cose e che mille ancora dovrà farne prima di andare a letto. E’ distrutta, ha i piedi gonfi e un cerchio alla testa ma, nonostante questo, la ML ha ancora un sorriso e mille baci in serbo per i suoi bambini. E, soprattutto, sa che prima di andare a dormire si vuole concedere ancora una chiacchierata con il suo compagno di viaggio.

“Però, ti prego, non voglio parlare di lavoro…”.

A questo punto, vorrei chiedervi: non credete che, alle mamme, la giornata di trasferta debba essere pagata almeno il doppio???

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