La musica new age e le essenze dolci e vanigliate pervadono la stanza. Un senso di pace e serenità avvolge il gruppo di neo mamme che chiacchierano amabilmente fra loro, con quell’espressione trasognata che solo una mamma alle prime armi ha.

Quanto sono dolci questi batuffoletti morbidi e profumati… Ma a te non viene voglia di mordergli i piedini? Il mio è davvero intelligente, ha tre giorni di vita ma capisce già tutto… La mia cucciola è l’unica mia ragione di vita…Io e mio marito siamo gli esseri più felici al mondo da quando lui è con noi… Il mio è un bambino da manuale, mangia e dorme… La mia è precocissima, cammina di già… Ormai faccio shopping solo per lei… La mia ama la musica medioevale… Io sto benissimo, ho già perso tutti i kg presi in gravidanza… Il mio parto è stato come un orgasmo… Il dolore si dimentica subito… Il mio bambino non piange mai, è un angelo…

… e bla bla blaaaaaa…

Queste sono solo alcune delle 347 frasi più citate durante quei corsi post nascita organizzati per dare il giusto supporto e sostegno a donne (normalmente primipare) che si trovano a tu per tu con il loro esserino subito dopo il parto. Le mamme, generalmente ancora sotto shock da quello che descrivono come il giorno più bello della loro vita (il parto, appunto, per chi avesse dubbi, ndr), solitamente mostrano ancora le rotondità della gravidanza e quel sorriso ebete di chi è piombata improvvisamente in un genere di vita che mai, fino al giorno stesso in cui ha visto il proprio pupo per la prima volta, avrebbe immaginato.

In queste situazioni nessuna mai si sognerebbe di esprimere un senso di inadeguatezza sacrosanto, di usare appellativi poco materni nel chiamare il proprio bambino (ricordo ancora quando ho definito i miei gemelli come “i miei due delinquenti” al corso in acqua per gestanti e lo sguardo con cui l’ostetrica mi ha immediatamente fulminato, come se avessi voluto traviare o far aprire gli occhi alle altre!) o di manifestare il senso di frustrazione che genera il sapere che mamma lo sarai d’ora in avanti per tutta la vita, ma che allo stesso tempo, per ovvi motivi, non tornerai mai più quella che eri prima (sotto tanti punti di  vista… Eh eh eh…).

Ma veniamo al punto. Vogliamo parlare di quello che le mamme non dicono?

Benone, le mamme non dicono che:

  • il parto te lo ricordi, te lo ricordi eccome! E se quel giorno ti avessero offerto un bel biglietto relax in un centro benessere con massaggio e coccola annessa avresti fatto volentieri a cambio;
  • l’intruso si è subito insediato in casa imponendo i suoi ritmi e tempi, fregandosene di quelli che erano già stati fissati prima ed erano condivisi dai precedenti inquilini;
  • ok, l’allattamento sarà pure una gioia, ma vogliamo parlare delle fitte uterine generate dai primi tentativi di suzione?;
  • il silenzio in casa, non sanno più che cosa sia;
  • non era esattamente il loro sogno quello di dover familiarizzare, accudire, medicare un moncone ombelicale;
  • farebbero volentieri a meno di misurare la temperatura rettale dei propri bimbi;
  • la prima volta che hanno cercato di cambiare il pupo sul fasciatoio lui è scivolato come un’anguilla sul bordo di un lavandino;
  • non è bello trovare il letto impregnato di diarrea e realizzare che non avevi messo la traversa salvamaterasso;
  • hanno capito che il loro rapporto con il sonno non sarà mai più lo stesso;
  • la loro casa non sarà mai più la stessa, perché la presenza di un bambino in casa la noti subito;
  • il primo bagnetto, rientrata dall’ospedale, genera ansie pari a quelle legate alla notte prima della Maturità;
  • prima parlavano di sogni proibiti e viaggi, mentre oggi di tettarelle, tiralatte e coliche gassose;
  • è insopportabile confrontarsi con mamme odiose che “”il mio è il più bello, il mio è il più bravo”;
  • non ne possono più di sentire i consigli della suocera in termini di poppate, bagnetto, nanna;
  • fino a ieri avevano ignorato l’esistenza delle tremila tipologie di ciucci in commercio;
  • mai e poi mai avrebbero pensato di dover familiarizzare con una pompetta per aspirare il muco dal naso;
  • vorrebbero fucilare tutti coloro che dicono loro: “Che faccia stanca che hai”;
  • pagherebbero per un viaggio rilassante alle Maldive (col pupo, ovvio);
  • odiano il passeggino che fanno fatica a chiudere;
  • imprecano contro i loro bambini quando, finalmente imbaccuccati e pronti per uscire, questi si dilettano in una super cagata potente e loro li devono cambiare da capo a piedi;
  • quando sentono l’urlo sovrumano nel bel mezzo della notte vorrebbero far finta di essere sorde;;
  • quando finalmente pensano che il bimbo dorma e loro tentano di sgattaiolare fuori dalla stanza e sentono il suo… ehm… chiamiamolo richiamo, vorrebbero spararsi;
  • il loro compagno-amante si è tramutato in un uomo culla bebé ed è irriconoscibile;
  • il pianto ininterrotto del loro bambino genera spesso un senso di spaesamento o crisi di nervi;
  • la tentazione di togliere le pile al pupo per interrompere il suo pianto è forte;
  • tante volte si sono chieste perché insieme alla lettera di dimissioni dall’ospedale, non diano loro anche un libretto d’istruzioni.

La lista è ancora lunga. Mancano, a spanne, ancora 100 – 120 punti, ma la stanchezza incombe, domani la sveglia (che è il pianto sovrumano di Chicchi) suona alle 5.20 e mi attende una giornata di duro lavoro.

Se qualcuno volesse continuare è libero di farlo e io gliene sarò eternamente grata.

Fate bei sogni…

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