Il mio è un blog neonato, perché è piccolo piccolo. Ha appena un mese! Mi fa quasi tenerezza…

Mi sono prefissata di cominciare a scrivere per almeno trenta giorni, insomma di popolarlo un po’, prima di pubblicizzarlo e di parlarne in giro. Intanto, per vedere se la cosa mi piace.

Presa dall’eccitazione e dall’entusiasmo di iniziare a scrivere e tuffarmi nel web, ho dato al blog un nome molto generico e, se vogliamo, poco intrigante. Un po’ nazional popolare.  Se dovessi sceglierlo adesso, che sono già un  po’ più avvezza al mondo di cui stiamo parlando, potrei fare senz’altro di meglio. Comunque, è andata così e mammagisella me lo tengo così com’è.

Ma arriviamo al punto che genera le mie più grandi perplessità intorno a questa faccenda del blog… Ovvero… Oggigiorno è possibile mantenere il completo anonimato sul web?

Leggo spesso  di blogger che scrivono in forma del tutto anonima e che chiedono a chi li conoscesse (o riconoscesse) di non svelare la loro identità.

Ma, mi chiedo io, non siamo degli animali, ormai, profondamente social?

Personalmente, sul web ci sono diverse tracce della mia esistenza. Oltre al profilo Facebook che uso principalmente per farmi  gli affari altrui, ho un profilo su Tripadvisor che mi ha fruttato la nomination come uno dei dieci recensori più popolari del paesello in cui risiedo (!). Il mio nome compare, poi, associato alla mia tesi di laurea (roba da dinosauri, ormai), a un libriccino che ho pubblicato insieme al mio compagno e a qualche racconto e reportage di viaggi sul sito di Turisti per Caso.

Ora, se io non avessi voluto comparire sul web avrei dovuto decisamente fermarmi prima.

Quando leggo di blogger che fanno carte false per rimanere anonimi chiedo sempre: “Perché?”

Perché così mi sento libero di poter scrivere senza filtri tutto quello che voglio. E la gente non saprà mai chi sono, anche se sto parlando di lei.

Questo approccio a me non piace. Così come quando parlo con le persone che mi circondano, se ho un’idea da sostenere o un pensiero da condividere mi piace metterci la faccia. Davanti a chiunque. Altrimenti sto zitta.

“Di quello che dici ti devi assumere la responsabilità. Sempre”. E’ questo quello che insegno ai miei figli.

Per cui… Ecco superata l’impasse dell’anonimato. Nello scrivere qui sopra parto dal presupposto che chiunque possa leggermi… Gli amici, la vicina di casa, la maestra di Dudi, mia suocera, mio padre, un collega, il mio responsabile. Quello che non voglio che si sappia non lo scrivo. Semplice!

Allo stesso modo tutelo i miei bambini. Le foto dei miei piccoli, che raramente pubblico, sono foto in cui non sono  riconoscibili… Questo i miei amici lo sanno e nessuno  mi ha mai chiesto perché su Facebook qualche volta compare la foto dei piedini o delle mani dei miei bimbi, ma non la faccia.

Comunque, sotto Natale comincerò a parlare di questo blog. Lo pubblicizzerò sui social network che uso e ne darò l’indirizzo a chi credo possa esserne interessato. Nel fare questo metterò in conto che:

  • Diverse persone si affacceranno su questa finestra e condivideranno o sbirceranno un po’ in giro;
  • Chi già mi conosce sa che mammagisella sono io;
  • Chi arriva da fuori e inciampa qui dentro leggerà e basta e nemmeno si chiederà che faccia ho, qual è il mio cognome o che taglia porto. Ma se vorrà saperne di più troverà il modo di farlo;
  • La maggior parte dei miei amici e famigliari, avendo sicuramente di meglio da fare, manco si collegheranno al blog;
  • Mio fratello esclamerà: “Non c’hai proprio un cazzo da fare…”.

Insomma, nella Rete ci sono già dentro fino al collo. Se avessi voluto il completo anonimato, diciamocelo, avrei continuato a scrivere i miei pensieri sull’agenda di Etro che ogni anno la mia amica Cristina mi regala per Natale!

 

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