Tratto da pensieri liberi di: Dudi, 5 anni. Chicchi, 18 mesi. Paco, 18 mesi. Questi ultimi parlano la lingua bambinese. (Traduzione a cura di Mammagisella – ndr)

 

DUDI (da leggere con voce chiara e argentina, quale la pulzella ha, e un atteggiamento sicuro di sé e risoluto):

Mentre la mia mamma è fanatica di caffè, Nutella e Coca Cola, il mio papà è fanatico di chitarra. Ho sentito le mie amiche raccontare che i loro papà, quando sono a casa, si occupano di strane faccende quali cambiare le lampadine, smontare piccoli elettrodomestici quando non funzionano per cercarne il guasto, appendere quadri, cambiare il filtro della cappa. Oppure scendere in garage a pulire, o far finta di pulire (noi lo sappiamo…) la macchina.

Il mio papà suona. E’ un musicista. Un musicista compositore, come dice la mamma. Quindi, il più delle volte, quando è a casa insieme a noi, ha una chitarra in mano. Quando lo racconto alle mie amiche, spesso loro non mi credono. Non credono nemmeno che io giochi a nascondermi nella custodia della chitarra o che accenni qualche canzoncina al microfono durante i suoi sound check. Non sanno che spesso, a casa nostra, arrivano degli amici del papà con qualche strano strumento in mano e che io delle volte, ma solo se ne ho voglia, ballo mentre loro suonano insieme. Non credono al fatto che il mio papà tante volte si alzi dal letto, di notte, per andare di là in soggiorno a scrivere.

Comunque, che ci credano o no, tutto quello che ho detto succede davvero… E non solo. Il mio papà è un tipo che, soprattutto quando i miei fratellini sono nervosi o malmostosi, abbraccia la chitarra e improvvisa un pezzo a sorpresa, convinto di riuscire a calmarli. Il più delle volte ci riesce. Non sempre, però. Altre volte, invece, per farci divertire, improvvisa pezzi dance. Io e Paco balliamo scatenati, mentre Chicchi, che è un po’ più sofisticata, sorride e batte le manine.

Io non so se tutti i papà quando si occupano delle cose che amano (perché a me sembra che il mio papà ami proprio comporre e suonare) fanno quella faccia lì. So soltanto che quando il papà suona è davvero felice. Mi sembra che sia una cosa che gli viene facile e che gli permette di dire cose che  magari a parole non riuscirebbe a dire.

Anche se la maggior parte delle persone pensa che la vita di un musicista si svolga spesso fuori casa, il mio papà è molto più presente di tanti altri che magari stanno fuori per lavoro tutta la settimana e che tornano solo durante il weekend. Quando la sera va a suonare lo fa mentre io e i miei fratelli già dormiamo e la mattina dopo io lo ascolto chiacchierare con la mamma di come gli è andata la serata. Quelle mattine io mi accorgo che ha dormito ben poco, ma che ha tante cose per la testa da raccontare alla mamma.

Storie di sguardi, di sensazioni e di mondi a me lontani…

Io e i miei fratelli abbiamo capito che ogni tanto il papà va lasciato stare, perché è nel suo cosmo fatto di note e che, in quei momenti, è lì che ha bisogno di stare. Però sappiamo anche che apre sempre i suoi concerti raccontando di noi, che siamo i suoi tre bambini.

Sempre.

 

CHICCHI (da leggere con voce finissima, pacata e delicata, quale la pulzella ha, e un atteggiamento da saputella):

Insomma, tutti gli appassionati del genere lo sanno: il fingerpicking non è mica una tecnica per tutti. Quando il mio papà muove le dita lungo la tastiera e sulle corde della chitarra, mi fa davvero girare la testa! Non riesco a capire come facciano le sue dita a non accartocciarsi fra loro.

Ogni tanto il papà ha bisogno di creare, di estraniarsi dal mondo. E’ questo il motivo per cui si ritira in bagno. Io e i miei fratelli lo sappiamo ed è per questo che in quei momenti non lo disturbiamo. Persino Paco che, normalmente, non vede l’ora di varcare la soglia del bagno per far schizzare acqua ovunque o gettarsi di testa nella vasca vuota, l’ha capito. Noi rispettiamo il suo momento e giriamo alla larga. Spesso la mamma ci dice di fare silenzio, perché magari lui sta registrando.

E’ proprio nel bagno, infatti, che sono nate le sue acoustic sessions. Il papà, quando spiega il perché del suo suonare in bagno, dà la colpa a noi, che gli abbiamo invaso la casa scippandogli ogni spazio, ma in realtà il vero motivo è che il bagno di casa nostra ha un’acustica davvero fenomenale!

Quando il mio papà fa il matto con la chitarra per farci ridere è davvero una festa. Quel salame di mio fratello balla fuori tempo e cade da tutte le parti, mia sorella improvvisa passi di danza e io, che sono l’unica della famiglia a non avere ancora mosso i primi passi, mi siedo ad ascoltare. Batto le manine perché mi diverto, ma anche e soprattutto perché so che questa cosa fa ridere il papà e la mamma.

 

PACO (da leggere con voce bassa e giocosa, quale il monello effettivamente ha, e l’atteggiamento di chi ha perennemente la testa fra le nuvole):

Oggi, in un attacco d’ira, ho lanciato fortissimamente il mio ciuccio contro la chitarra del papà, quella Martin che si trova sul piedistallo in soggiorno. Appena l’ho fatto ho notato che la mamma mi ha lanciato un’occhiataccia e il papà, che in quel momento era di là in camera, è corso a vedere cosa avevo combinato. Non mi ha sgridato soltanto perché l’aveva già fatto mamma e io stavo già piangendo con il moccio al naso.

Anche se non ho ancora ben capito quale sia il vero motivo di questa cosa, so che le chitarre sono molto importanti per il papà. Ne ha davvero ovunque, persino sotto il letto e sopra gli armadi. Noi non possiamo toccarle. Mai. Anche se io, in realtà, ogni tanto, quando la mamma non mi vede e il papà non c’è, mi avvicino a quella Martin e le accarezzo le corde. Una volta l’ho persino leccata, per provare il sapore che ha.

Nemmeno mia sorella Dudi può toccare le chitarre del papà e neanche i miei cugini, che sono ben più grandi di me… A dire il vero neanche la mamma, che poi è quella che comanda in casa, le tocca mai. Però forse lei ha altre cose per la testa…

Il mio papà studia tantissimo quando è a casa e noi siamo abituati ad ascoltare le sue note. La mamma ci racconta che persino quando eravamo nella sua pancia potevamo ascoltarle, anche se a me sembra, a dire il vero, una fesseria.

Delle volte il papà suona anche fuori casa e l’ultima volta la mamma ci ha portati ad ascoltarlo. Fra il pubblico c’erano un mucchio di bambini e, a un certo punto, il papà si è reso conto che la serata stava prendendo un’altra piega rispetto a come se l’era immaginata. Allora ha invitato i genitori a lasciare liberi i bambini e a dire loro che, se volevano, potevano ballare.

Anche io, che cammino ancora a malapena, mi sono scatenato insieme alle mie sorelle. Ero così eccitato che cadevo da tutte le parti e mi scontravo anche con gli altri bambini. Ridevo, correvo e ballavo come un ubriaco, mentre la mamma ci guardava ridendo. Intanto pensavo che ero orgoglioso, perché quello che stava permettendo a tutti noi di divertirci e di fare quella grande festa era proprio il mio papà.

Insomma, il mio papà… spacca!

 

 

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