…  Per essere precisi ecco come Giuseppe Garibaldi nelle sue “Memorie” racconta l’episodio:

«Restammo entrambi estatici e silenziosi, guardandoci reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta, e che cercano nei lineamenti l’una dell’altra qualche cosa che agevoli una reminiscenza. La salutai, finalmente, e le dissi: “Tu devi esser mia”. Parlavo poco il portoghese, e articolai le proterve parole in italiano. Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza. Avevo stretto un nodo, sancito una sentenza, che la sola morte poteva infrangere».

Parole proterve e insolenti davvero, se è vero – come pare esserlo – che quella bella diciottenne a cui lui si rivolgeva, Anita, era una donna sposata!

Era il mese di luglio dell’anno 1839.

Mi sono ritrovata a pensare a questa frase perché in questi giorni la mia Dudi mi ha interrogata su alcune azioni audaci di cui è spettatrice a scuola o per strada. Come spiegare l’audacia a un bambino? E come argomentare l’insolenza? A me piace raccontarle favole e anche romanzare la realtà.

Domani, quindi, le parlerò del nostro eroe – anti eroe, Giuseppe Garibaldi.

Già mi immagino il suo musetto vispo e la sua voce argentina… “Ma, Mamma, chi è questo Giuseppe Garibaldi?”

Insieme a Dante, Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci, Giuseppe Garibaldi è uno dei pochi italiani conosciuti e ammirati in tutto il mondo. E’ uno dei quattro padri della patria, insieme a Cavour, Mazzini e Vittorio Emanuele II.

Condottiero italiano, viene chiamato “l’eroe dei due mondi” per il suo impegno sia in Italia sia in Sud America a favore della libertà dei popoli. La sua fu un’esistenza ricca di avvenimenti davvero straordinari…

E’ durante il mio primo viaggio a Cuba, nel 2004, che mi innamoro della vita di Garibaldi. Fino ad allora l’avevo considerato così come a scuola me lo avevano propinato, ossia come un grigio barbuto di cui ritroviamo spesso la statua accerchiata dai piccioni nelle nostre piazze italiane. Come quello che aveva guidato la spedizione dei mille, punto e stop. A Cuba, e più in generale in altri paesi del Sud America, mi hanno parlato di Garibaldi come di un vero eroe. 

Vari movimenti storico culturali hanno contribuito, nel tempo, a dare una visione meno mitologica del nostro Garibaldi, demolendolo come mito e presentandolo come bandito, delinquente e fuorilegge.

Ma, per la sua audacia, insolenza e grandezza, per me lui rimane il nostro Braveheart, il nostro William Wallace. Un gran figo, insomma.

Non so come verrà fuori, domani, la storia che racconterò a Dudi. Forse sto soltanto cercando una scusa per parlarle di qualcosa che piace a me, come fanno tanti genitori, sperando che piaccia anche a lei.

Forse le racconterò solo della storia d’amore di questo uomo che perse la testa per Anita, una giovane donna mulatta. Oppure le racconterò delle sue gesta di coraggio o del suo sogno di libertà. Non so.

So soltanto che le racconterò una favola bella. E che lei, in ogni caso, da questa storia trarrà il suo personale insegnamento. Fosse anche solo che un giovane pallido può  innamorarsi perdutamente di una splendida donna color caffè latte!

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