Gisi, sta’ calma… Gisi… sta’ calma… Continuavo a ripetermi…

Adesso vado a casa e mi leggo tutto quello che trovo sul web sulla gravidanza gemellare…

… Qualcosa sui gemelli già so. All’università avevo preparato anche una tesina sul tema. Mi sembra per l’esame di Pedagogia Generale. Boh… Intanto, mi sembra di ricordare, che già il fatto che ci siano due camere sia positivo. Due camere = due ovuli fecondati da due spermatozoi = due bambini diversi. Gemelli fratelli, li chiamano. O falsi gemelli…

… Oddio, e se in una camera ci fossero due embrioni? No, no, no. Non voglio neanche pensarci… Ancora non si è visto battito né niente…

… Saranno maschi? Saranno femmine? Saranno un maschio e una femmina (magari!)? Speriamo ci sia almeno una femmina. Ho promesso a Dudi una sorellina…

… Come lo dirò al Titto? Come posso fare a infondergli sicurezza, a dirgli che tutto andrà bene, che ce la faremo, se io al momento sono talmente terrorizzata da non riuscire a vedere la luce alla fine di questo tunnel in cui mi trovo?

… Come farò a gestire tre bambini piccoli da sola, io che amo essere super indipendente e non chiedere aiuti a nessuno? Io che abito in frontiera e ho mia mamma a 40 km da me?

… Come faremo con le macchine? Sulla mia Panda non ci staranno mai e poi mai tre seggiolini! E come farò con il lavoro? E la casa? Cinque persone in 85 metri quadri e un solo bagno? O D D I O . . .

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Quella sera, a casa, ho ricevuto la prima grande iniezione di positività di cui avevo bisogno. Me l’ha data la mia dolce metà che, con pazienza e grazie alla sua più grande dote, il pragmatismo, ha smontato a uno a uno i miei dilemmi.

“Dobbiamo comprare un furgone, per continuare a viaggiare comodamente e per facilitare al massimo gli spostamenti quando saremo in cinque”. 

Ha esordito così e mi ha aiutata a cercare di ribaltare quelle che mi sembravano criticità in opportunità.

Insomma, una delle due macchine si poteva anche cambiare, la casa si doveva organizzare in un altro modo per riuscire a ottimizzare i singoli spazi. Certo, per il bagno c’era poco da fare e per il momento ci saremmo dovuti accontentare di una tazza del wc per cinque…

E poi… Vuoi mettere il divertimento delle vacanze in cinque? La confusione e le urla la mattina di Natale? Il piacere di fare la lotta tutti insieme nel lettone? Di stare seduti tutti quanti intorno al tavolo gustando patatine fritte e gaufres?

Percepire la serenità di chi mi cammina accanto mi aiuta, ogni volta, a rimettermi in gioco e a provare a cambiare il mio punto di vista. Una frase che, ancora oggi, dico sempre a Dudi perché desidero che cresca libera da freni inibitori e il più possibile elastica a livello di testa, è che “nella vita si può sempre cambiare idea”.

Quella sera ho provato a cambiare il mio punto di vista, a guardare la faccenda con distacco, da lontano, fingendo quasi che non riguardasse me. Che non riguardasse noi.

Ho provato a immaginarmi, sconclusionata e disorganizzata come sempre, con tre ragazzini che mi trotterellavano intorno strattonandomi da una parte all’altra.

Ho considerato che io e la mia famiglia siamo nomadi, girovaghi insomma e, perciò, poco attaccati alle cose materiali e che questo per me è un valore. Di tante cose, noi, purtroppo o per fortuna, non ci rendiamo neanche conto.

Ho realizzato che il mio uomo si stava prendendo cura di me senza che io glielo chiedessi. Che mi stava prendendo per mano e infondendo sicurezza anche se sicuramente anche lui non ci stava capendo niente e non poteva neanche lontanamente immaginare in quale razza di casino ci stavamo ficcando.

Ho pensato che forse a Dudi avrebbe giovato un po’ di confusione intorno. E che, da figlia unica posata ed educata quale era, avrebbe potuto diventare il capo branco dei bambini di casa.

Ho voluto credere che, forse, avrei potuto essere fra quella piccolissima percentuale di donne che riescono a partorire due gemelli naturalmente e magari anche ad allattarli.

Ho pensato che, in fondo, ho sempre avuto quel sogno molto nazional-popolare di essere una mamma, anziché una donna manager e che forse il destino mi stava accontentando o mettendo alla prova.

Ho considerato  che l’azienda per cui lavoro, grazie al cielo, mi aveva già concesso un ottimo contratto part time e che questo mi avrebbe permesso di continuare a essere una mamma lavoratrice che però riesce anche a dedicarsi ai suoi cuccioli.

Ho pensato che quei due bambini io li volevo.

E che li avrei tenuti.

 

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Non hai letto la prima parte?

Quando ho scoperto di aspettare due gemelli-PRIMAPARTE

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