E’ l’undici ottobre del 2012. Dudi ha poco più di tre anni.

Qualche giorno fa ho fatto il test di gravidanza e ho scoperto di essere incinta. Sono felice, anzi, esplodo dalla gioia. Penso a Dudi, che  potrà dividere la sua cameretta con un fratellino o una sorellina. Meglio una sorellina. E’ già qualche mese che, in effetti, mi chiede di regalarle una sorellina… Sorrido, mentre mi dirigo in ospedale per fare un’ecografia.

Penso al momento in cui dirò a Dudi che diventerà la sorella maggiore. Al suo sguardo stupito, al suo sorriso tenero, alle mille domande che le sorgeranno spontanee. All’amore misto a odio che forse proverà quando lui/lei sarà fra noi.

Penso a come sarà eccitante viaggiare in quattro, preparare le valige per partire, riempire la macchina di cianfrusaglie e giocattoli e fermarsi improvvisamente durante il tragitto perchè i bimbi hanno visto un parco giochi o anche soltanto perchè non riescono a trattenere la pipì. Mi chiedo se lui sarà un lui o una lei, se sarà un vagabondo come noi o un tipo più stanziale, se amerà camminare per casa a piedi nudi o porterà, invece, le ciabatte… Penso che metterò la pedana sul passeggino del nuovo arrivato per farci salire Dudi, come vedo fare a tante mamme all’uscita dall’asilo.

Sono molto emozionata ed eccitata come una bambina. Varco la porta dell’ospedale con passo spedito e canticchio. Spero davvero che tutto vada bene. Sento, decisamente, che tutto andrà bene!

E’ il mio turno. Entro nello studio e intravedo la ginecologa, già seduta accanto all’ecografo. E’ una donna algida. Capelli biondi, carnagione chiarissima. Giovane, credo più di me. Un neo chiaro in qualche parte del viso che adesso non ricordo più. Mi dà del Lei, trattandomi con un distacco che non lascia spazio nemmeno a un sorriso. Mi fa distendere sul lettino, dicendomi di rilassarmi. Inizia a ispezionare il mio utero e, con sguardo corrucciato, mi annuncia, senza troppi giri di parole, che vede due camere.

“Due?” ripeto io con espressione inebetita

In quel momento è come se avessero staccato la corrente dal mio cervello. Black out totale. Ho perso l’uso della parola per almeno dieci minuti, credo. Quello che ho pensato, subito dopo, è stato:

  • Ma dico io, questo è il modo di dire a una giovane donna che diventerà mamma di due bambini contemporaneamente? 
  • Vogliamo dire a questa donna che la sua gravidanza sarà molto diversa da quella precedente, che la sua pancia diventerà enorme, che all’inizio sarà durissima, ma che, sicuramente, ce la farà?
  • Vogliamo darle questa notizia con un minimo di empatia, di gioia o, persino, di ironia? Iniettarle una buona dose di ottimismo e positività?

Ho poi sentito, senza in realtà ascoltare, quello che lei mi diceva in merito a esami da fare, controlli, visite, accortezze da adottare…  Ho preso le mille impegnative mediche, la stampa della mia bella ecografia, la mia borsa, ho ringraziato e sono uscita dallo studio.

Ho pianto. Un pianto violento, atavico, brutale.

Mi ha accolta l’abbraccio materno dell’infermiera che, sorridendo, mi ha sussurrato nell’orecchio, strappandomi un tiratissimo sorriso: “Vuoi che chiami io tuo marito per dirglielo?”.

Non amo generalizzare e so che quanto sto raccontando potrà urtare la sensibilità di alcuni. Non dico che ogni donna reagisca in questo modo alla notizia dell’arrivo di una cicogna doppia. Ma appena sono stata nuovamente lucida ho pensato, nell’ordine, che:

  • sarebbe stato davvero un gran casino essere mamma di tre bambini al di sotto dei quattro anni;
  • avrei dovuto sottrarre buona parte del tempo che quotidianamente dedicavo a Dudi per regalarlo agli altri due;
  • non sarei mai riuscita ad allattare due bambini contemporaneamente (proprio io che sono una fanatica dell’allattamento al seno!);
  • al 99% mi sarei dovuta sottoporre a un parto cesareo;
  • tutti i miei progetti e desideri di poco prima andavano rivisti o, quanto meno, ridimensionati (la pedana su un passeggino gemellare e pesantissimo? I viaggi con tre bambini sul sedile posteriore che strillano, vomitano o piangono contemporaneamente? Aiuto!);
  • la vita di coppia con il mio Tittone avrebbe risentito della tempesta che ci stava per travolgere;
  • anche mia nonna aveva avuto, negli anni ’30, due gemelli, e così anche mia zia e una mia cugina. Quindi, col cavolo che “i gemelli saltano una generazione”. Quando mia mamma era bambina, avevano persino una mucca che, a detta di mia nonna, gemellava continuamente;
  • in una lontanissima stanzetta del mio cervello ha sempre dimorato l’idea che sarei diventata mamma di due gemelli, non chiedermi il perché;
  • non mi sentivo pronta ad affrontare questa pesantissima sfida e l’avrei ceduta volentieri a qualcun’altra;
  • mi sentivo profondamente impreparata e inadeguata;
  • mi sentivo terribilmente in colpa per come stavo reagendo alla notizia di ospitare due vite dentro di me.

FINE PRIMA PARTE

… to be continued…

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